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Bernardette
Ho sempre creduto che il vero viaggiatore è colui che
è capace di
cogliere il paesaggio antropico che lo circonda vedendolo attraverso gli occhi delle persone
che incontra, con cui intreccia rapporti fugaci fatti di strette di mano e di parole che sanno
di vita vera e vissuta.
Bernardette è una di queste persone: una tessera del mio viaggio, uno spiraglio sul Brasile. Alta, longilinea,
per non dire ossuta, capello grigio corto, non si ha tempo per gli orpelli, sguardo acuto, intelligente, di
una persona che sa prendersi le proprie responsabilità, la risata vivace che riecheggia della gioventù che
impera nel suo cuore di donna di 74 anni. Viene verso di noi con passo deciso, la falcata è lunga e agile, come
se passeggiasse lungo un Boulevard parigino e non sul terreno melmoso, tra buche e immondizia del Bairo
Teresinha
dove in una decina di anni ha impiantato una Creche per 200 bambini e segue numerosi progetti di riabilitazione e
inserimento sociale di giovani in difficoltà.
Ci stringe le mani con energia, quasi volesse infonderci fiducia mentre il nostro sguardo vaga tra le case fatiscenti,
i negozi malandati e i rottami di auto. Qui è pericoloso, ci avevano avvertito, circola molta droga, ma lei,
nonostante i numerosi assalti subiti, ci mostra con fierezza e fiducia nel futuro quanto è riuscita a costruire
con la collaborazione di molte persone.
Ci porta nella sua casa: un corridoio, due stanze (una da letto e una come ufficio), la cucina; sediamo su un divanetto
malconcio nel corridoio, il suo portoghese si insinua nella nostra mente, il forte accento francese, le numerose parole
nel suo idioma madre, Bernardette inizia a delineare la forma della nostra tessera. Ci racconta del suo lavoro qui in Brasile,
dei 18 anni trascorsi a costruire una possibilità di vita e di riscatto per molti bambini e giovani. Sono spaccati di vita,
di una vita che già nasce tra mille difficoltà, perchè Bernardette segue giovani-madri-bambine sole, le sostiene dal punto
di vista sanitario senza tralasciare il lato affettivo e psicologico. Poi prende per mano questi bambini e fa in modo che si
tutelino i loro diritti: alimentazione adeguata, assistenza medica, e altro ancora. Ma Bernardette ha una visione molto più
vasta, li vuole accompagnare nel gioco della vita, li rende consapevoli di esistere, li stimola ad avere un progetto di vita
che li sdogani dall'ambiente malsano in cui vivono, ed è così scuola, laboratori di avviamento professionale, carpentieri,
meccanici, artigiani... E' un progetto grande, difficile, la sfida è ardua, ma Bernardette è una "tosta", non si arrende
nemmeno se le incendiano la scuola.
Ci prende per mano ancora, e questa volta con sguardo quasi pudico ci mostra il suo paradiso: dietro casa c'è una specie di
casotto; il ripostiglio degli attrezzi? No, è una piccola e scarna cappella, una stuoia su cui inginocchiarsi e l'immagine
del volto di Gesù Cristo... ci avviciniamo, il volto di Gesù si frantuma... e ogni pezzetto è il volto di un amico e di
uno sconosciuto, di un bambino che è diventato un giovane carpentiere o di uno che si è perso per la droga, di una giovane
donna che ha costruito la propria famiglia per amore e di una che dell'amore ha fatto il proprio mestiere, ma uniti, tutti
insieme, sono il volto di uno solo, Colui che ha reso Teresinha il Paradiso per Bernardette.
Lorenza
e-mail
segreteria@bibliomulti3circolo.it
ultimo aggiornamento domenica 22 luglio 2007
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